menù



Sponsor


martedì 25 ottobre 2016

Giorgio Bassani e il giornalismo d'inchiesta contro il degrado della «città Italia»

Nel centenario della nascita dello scrittore ferrarese, che insegnò a Velletri negli anni dal 1951 al 1954, un cenno alle battaglie civili e ambientali per l'Italia da salvare.

di Rocco Della Corte

VELLETRI - La brina e l'umidità, ad ottobre inoltrato, bagnano già i marciapiedi del viale di Monselice[1]. La stessa strada, d'estate resa ombreggiata dai tigli rassicuranti che la accompagnano a Rovigo, è avviata verso l'inverno, «tutta una sera»[2]

Una poesia che rievoca, al sorgere del sole, quando l'alba si affaccia ai vetri, gli imponenti alberi del giardino che non c'è, quello cercato e mai trovato a Ferrara, abitato un tempo dai Finzi-Contini. L'intellettuale, consapevole di esserlo, è come la poesia, esige la struttura e brama il contesto[3] - anche se questo è fittizio, o forse semplicemente spostato di quattrocentosessantotto chilometri più a Sud[4].


Lo stesso intellettuale, in compenso, si orienta nonostante la distanza, e il suo potere visionario gli consente di traslare la magia, avvicinarla a casa propria, sfruttando il proprio ventaglio di doti simultanee che gli permettono di spaziare da un versante all'altro della cultura, senza dimenticare le problematiche concrete. Non era una torre d'avorio - in cui dedicarsi alla letteratura dimenticando il contorno - quella in cui si rifugiava Giorgio Bassani. Lo scrittore di Ferrara, il cui fascino a cento anni dalla nascita rimane indiscusso e in ascesa, negli anni Cinquanta si rinchiudeva, quando poteva, in una vecchia dogana, risalente al Trecento, e inserita nel poetico scenario del Giardino di Ninfa
Ninfa, 1954
«Botteghe Oscure», Marguerite Chapin[5], le discussioni sulle pubblicazioni: tutto sembra far parte di un filone poetico irripetibile, lo stesso che attraversa le stagioni a Monselice e induce il direttore di una rivista a confessare alla sua editrice che «sarà un bellissimo numero»[6]. Ma l'estasi dà l'impulso per non fermarsi alla contemplazione, e passare dalla potenza all'atto. Dall'effetto indimenticabile della danza dell'acqua, che Bassani osservava quieto volgendo il suo sguardo al soffitto della dogana che ospitava il balletto armonico e delicato delle onde riflesse, nasce un pianto civico, tramutato in attività pratica verso il risveglio delle coscienze. Non soltanto versi e romanzi, ma anche e soprattutto un nuovo modo di essere cittadino: quello che prevedeva il perseguimento di una politica del bene comune, autentico e apartitico, come ribadito fino alla noia nelle pagine di
 Italia da salvare che racchiudono le battaglie dell'Associazione Italia Nostra, fondata nel 1955 - tra gli altri - proprio dall'autore de Gli occhiali d'oro.
Roma, 1952
Il poeta amato dalla luna diventa il portavoce di una critica tagliente e garbata, in uno stile che fa dell'educazione il caposaldo di ogni intervento, di tutte le analisi. Ben lontano dal giornalismo subdolo, schierato nascostamente, oppure rivolto ai titoloni ad effetto che hanno come unico fine quello di catalizzare l'attenzione del lettore verso una frenetica lettura che si rivela puntualmente deludente, Bassani diventa l'antesignano di un giornalismo d'inchiesta moderno, ancora non universalmente praticato, attento all'etica e alla deontologia, serio ed efficace, proiettato verso la risoluzione del problema tramite la proposta e non diretto alla distruzione di ogni caso. L'impeccabilità delle dissertazioni bassaniane, costanti e mirate, si rinviene in ogni convegno, in ogni missiva. Tutti gli scritti sono energici, pungolano i responsabili, danno voce alle bellezze archeologiche, paesaggistiche o architettoniche. Persino le erbacce di
 Maratea[7], etichettate con un sostantivo dispregiativo, acquisiscono una loro dignità, un loro intimo perché, e diventano l'oggetto di una lettera personale al Sindaco della città lucana che ospitava Bassani nelle sue lunghe estati. L'Appia Antica, i centri storici, Venezia, il Po, i Sassi di Matera, la Certosa di Padula: da Nord a Sud l'autore legato quasi per forza alla città di Ferrara mostra
1956
una cognizione profonda e inimitabile del valore artistico-culturale di tutti i luoghi della penisola, la «città Italia», alimentando così la speranza della valorizzazione di ogni basolato della
 regina viarum, di ogni metro del Tevere, di ogni scorcio di laguna. Il «Paese sacro»[8] viene scandagliato dal reporter Bassani, voce autorevole contro il degrado e l'abbandono delle bellezze d'Italia. Forse è proprio questa la missione della cultura, intesa come una rosa composta da più petali, nessuno dei quali è sostituibile. L'Italia, per rafforzare questa metafora, è un roseto che non è stato curato a sufficienza. E allora Bassani, forte delle suggestioni e dei brividi vissuti a Ninfa, si fa giardiniere per salvaguardare la sua oasi, per proteggerla dall'abbandono e portarla ad essere uno spazio protetto, un giardino appunto, in cui nulla di distruttivo possa entrare, se non l'anima sola con i suoi pensieri.







[1]  A Monselice, città veneta, è dedicata l’omonima poesia contenuta nella raccolta L’alba ai vetri, Poesie 1942-1950.
[2]  La terza quartina della poesia recita: «A Monselice, anche di giugno,/ la primavera non è senza nebbia. / Con foglie e foglie l’autunno./ L’inverno è tutto una sera».
[3]  E’ un’espressione usata da Bassani in “Taranto vecchia” (1969), testo inserito nella raccolta Italia da salvare.
[4]  Sono 468, infatti, i chilometri che separano Ferrara da Ninfa, giardino con rovine situato nel comune di Cisterna di Latina, a una decina di chilometri da Velletri.
[5]  Marguerite Chapin, letterata e mecenate statunitense, sposò il principe di Bassiano Roffredo Caetani e fu la fondatrice di «Botteghe Oscure» (1948).
[6]  Sarà un bellissimo numero (Carteggio 1948-1959) è il titolo di una raccolta, che riporta una citazione di Bassani rivolta a Marguerite Chapin, edita dalla Fondazione Caetani e curata dal professor Massimiliano Tortora.
[7]  “Le erbacce di Maratea” è il titolo con cui è pubblicata, nella raccolta Italia da salvare, la lettera spedita da Bassani al Sindaco di Maratea.
[8]  E’ una definizione, quella di «Paese Sacro», che Bassani ripeteva in tanti interventi fatti da presidente di Italia Nostra, come riportato dai documenti contenuti nell’archivio dell’Associazione.