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martedì 20 settembre 2016

Il primo ponte di ferro (ghisa) in Italia fu a Velletri: è quello voluto da Pio IX sul Fosso di S. Anatolia

Prendere il treno da Velletri per recarsi nella capitale può portare con sè, oltre alla noia e all'agitazione per un passaggio a livello rotto o un treno in ritardo, anche altre insospettabili e uniche sorprese.

Proprio dopo la trincea che supera in velocità l'abitato di Velletri e la Scuola Allievi Marescialli dei Carabinieri, il paesaggio si apre nella rigogliosa e verdeggiante campagna. A destra si arrocca sulla colline alle pendici dell'Artemisio la parte Ovest di Velletri, mentre a Est la pianura introduce verso il mare.
Il treno rumoreggia e rallenta, dopo di che procede su un ponte di ferro. Lo conoscono più o meno tutti, perchè chi torna da Roma può sospirare e prepararsi alla discesa, mentre chi si avvia verso la città eterna saluta il centro storico veliterno, dal quale spiccano la Casermaccia, il Palazzo Comunale e la Torre del Trivio. La storia di questo ponte, però, è pressochè sconosciuta ai più e contiene numerosi aneddoti che possono spiegare la sua unicità. In primo luogo si tratta del primo Ponte in Ferro (è più corretto definirlo in ghisa) d'Italia: datato 1863 (prima della Torre Eiffel di Parigi), fu prodotto in Inghilterra e su pressante richiesta di Pio IX trasportato in Italia. Per il pontefice, che aveva intenzione di collegare Roma con Napoli, era una necessità impellente quella di far avanzare i lavori per la ferrovia, ma il dirupo sul Fosso S. Anatolia aveva inizialmente fatto pensare alla costruzione di una struttura monumentale in pietra sullo stile del Ponte di Ariccia.

Un'impresa inglese, però, aveva a disposizione un ponte prima commissionato e poi rifiutato dallo stesso committente, e fu ben lieta di piazzarlo a Velletri. I piloni erano predisposti per ospitare due binari, anche se poi con la ristrutturazione del 1962 fu tolto l'impianto precedente (e purtroppo demolito) per fare posto a due sostegni, più sicuri, in cemento armato. I vecchi piloni, però, restano e sono di interesse culturale e di studio: come propone l'architetto Guido Giani, che con le sue ricostruzioni grafiche sta aiutando a rivivere la Velletri andata perduta, si potrebbe pensare ad un breve percorso pedonale che costeggiando lo storico Fosso di S. Anatolia conduca sotto al ponte, in modo tale da permettere rilievi a studiosi, geometri, ingegneri e architetti o semplicemente farlo ammirare ai curiosi.
La ricostruzione di Guido Giani
Realizzare un sentiero potrebbe essere opera ancora più facile in questo periodo, poichè sono previsti dei lavori alla condotta idrica che dovranno quindi beneficiare di un disboscamento parziale della zona. Quella dell'architetto Guido Giani potrebbe essere una proposta semplice, economica e vincente per ridare ai cittadini un pezzo della loro storia. Velletri, infatti, lottò molto per avere questa ferrovia che inizialmente avrebbe dovuto bypassare il nostro territorio. Oggi il Ponte di Ferro passa sotto migliaia di passeggeri ogni giorno ma forse non è guardato con i giusti occhi: la prospettiva migliore, per concepire al meglio la sua imponenza, è ammirarlo dal basso, osservando con attenzione l'infrastruttura che rappresenta un'intera epoca. 


Rocco Della Corte