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martedì 2 agosto 2016

XVIII Domenica T.O.: "Il tempo delle decisioni" a cura di don Gaetano Zaralli

Testo
Uno della folla gli disse: «Maestro, dì a mio fratello che divida con me l’eredità». Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?». E disse loro: «Guardatevi e tenetevi lontano da ogni cupidigia, perché anche se uno è nell’abbondanza la sua vita non dipende dai suoi beni». Disse poi una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un buon raccolto. Egli ragionava tra sé: Che farò, poiché non ho dove riporre i miei raccolti? E disse: Farò così: demolirò i miei magazzini e ne costruirò di più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; riposati, mangia, bevi e datti alla gioia. Ma Dio gli disse: Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato di chi sarà? Così è di chi accumula tesori per sé, e non arricchisce davanti a Dio» (Lc 12,13–21).

Commento
Dì a mio fratello che divida con me l’eredità.
Può accadere anche nelle famiglie migliori che dei fratelli, legati da amore esemplare, si accapiglino il giorno dopo i funerali di mamma o di papà, se c’è in ballo una eredità da dividere. Ed è così: dinanzi ad un testamento che il notaio legge con distacco professionale, la pietà per i propri defunti diventa all’improvviso litania di insulti nei loro confronti. Gesù non si presta al gioco del mediatore e con severità si scaglia contro la cupidigia e racconta. . . Racconta di un ricco che . . . Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; riposati, mangia, bevi e datti alla gioia. Il ricco è folle perché non pensa alla vanità delle cose che possiede. D’altra parte da questa pazzia trova difficoltà a uscirne fuori, anche chi non è ricco perché gli è stato detto che la felicità dipende dai soldi che riempiono le tasche e non dalle idee che fanno ressa nel cervello. La vita di ciascuno, purtroppo, è un continuo mascherare l’ingordigia che affonda prepotente le radici nei cuori senza lacrime.
Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita..
La parabola che Gesù sta raccontando non è una delle migliori, anzi è di tale banalità che quasi offende l’intelligenza dell’ascoltatore. E il prete, che per professione deve fare il predicatore, si trova in difficoltà nell’usare il solito frasario che fa del ricco lo scemo incapace di spingere lo sguardo oltre la sua esistenza effimera e godereccia. Per l’evangelista il richiamo alla morte imminente è il segno della tensione in cui viveva la prima generazione cristiana. Allora si attendeva con ansia la seconda venuta del Cristo e, in quella prospettiva, era davvero stoltezza accumulare ogni sorta di beni.
Così è di chi accumula tesori per sé, e non arricchisce davanti a Dio.

L’oggi è il tempo delle decisioni e il vangelo che dell’oggi si preoccupa, cessa di essere racconto banalizzato nel fervorino domenicale e, alla mente attenta di chi vuole meditare, propone un progetto di vita che invita a liberarsi di quei tesori che sono zavorra ingombrante e, nel contempo, incoraggia l’anima ad arricchirsi dinanzi a Dio. I tesori tengono tutto per sé e si esauriscono nella noia di una vita senza futuro; l’arricchimento interiore attira l’attenzione di Dio e in Dio rende tutto eterno. Ora che ho sistemato ogni cosa con le belle parole, apro il computer, clicco sulla banca dove giacciono i miei risparmi e calcolo gli interessi maturati nel tempo. “Tranquillo, Signore, non ti agitare, quando farò testamento saprai quanto è grande il mio cuore: darò tutto in beneficenza”.