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lunedì 18 luglio 2016

Tante brutalità e tanti assassinii: anche gli Stati Uniti d'America presentano un dato preoccupante

In questi ultimi giorni si succedono le notizie sulle brutalità della polizia negli USA, con una sostanziale impunità degli agenti assassini. 


Ma il fenomeno ha radici profonde. Infatti la polizia è responsabile nel solo 2016 della morte di 509 persone, 238 bianchi, 123 neri e 148 tra mulatti e ispanici. Delle vittime, 124 erano mentalmente infermi e 35 erano completamente disarmati al momento dell’assassinio.

Il 40% degli assassinati aveva un’età compresa tra i 30 e i 44 anni, i rimanenti tra i 18 e i 29. Le manifestazioni in tutto il paese sono molto più numerose e agguerrite di quelle che la stampa nostrana vuol farci credere. La crisi che sconvolge la società USA dà apparentemente l’impronta della persecuzione e discriminazione razziali, dell’oppressione degli afroamericani e della loro resistenza. Ma questo è solo un aspetto per quanto reale e permanente della storia degli USA fin dalla loro fondazione. Ma proprio Barak e Michelle Obama sono la dimostrazione che oramai non è più la razza che fa degli afroamericani il bersaglio della mobilitazione reazionaria negli USA. Se un nero è ricco oppure abbastanza istruito, carrierista e intraprendente, l’essere nero non ne fa un bersaglio della persecuzione e discriminazione razziali. A conferma che il presidente USA ha abbandonato in anticipo la riunione NATO in corso a Varsavia per partecipare a Dallas ai funerali dei poliziotti uccisi, mentre nemmeno ha mai pensato di partecipare a quello di qualcuna delle vittime, usando in questi casi solo parole di circostanza. Quanta differenza col sindaco di New York Bill De Blasio.

Antonio Della Corte