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domenica 3 luglio 2016

Il Vangelo della domenica: "Prete come pochezza umana?" a cura di don Gaetano Zaralli

Lc 10,1-12

XIV Domenica T.O. – C

TESTO
Dopo questi fatti il Signore designò altri settantadue discepoli e li inviò a due a due avanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro: «La messe è molta, ma gli operai sono pochi. Pregate dunque il padrone della messe perché mandi operai per la sua messe. Andate: ecco io vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né bisaccia, né sandali e non salutate nessuno lungo la strada. In qualunque casa entriate, prima dite: Pace a questa casa. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché l`operaio è degno della sua mercede. Non passate di casa in casa. Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà messo dinanzi, curate i malati che vi si trovano, e dite loro: Si è avvicinato a voi il regno di Dio. Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle piazze e dite: Anche la polvere della vostra città che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino. Io vi dico che in quel giorno Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città.


COMMENTO
“La messe è molta, ma gli operai sono pochi.”
Supponiamo che gli operai di cui si parla nel vangelo siano i preti di oggi. Se così fosse, davvero il loro numero risulterebbe insignificante rispetto all’intera umanità da evangelizzare.
Una constatazione del genere, oltre a mettere tristezza, suscita anche sconforto in coloro che come i vescovi, per esempio, debbono provvedere, non tanto alle esigenze del mondo intero, quanto a quelle di uno spazio ristretto che sono le loro diocesi. Mentre le parrocchie sul territorio aumentano di numero, i pastori che dovrebbero governarle risultano essere in calo costante, tanto che, nel reclutare le nuove forze, pur di infoltire le sacre schiere, tutto si mette lì a fare brodo. con la speranza che sia la Divina Provvidenza poi a sistemare i problemi che ne verranno di conseguenza.
Nei seminari probabilmente si tornerà a studiare il latino come un tempo, vista l’importanza che questa lingua sta avendo nel discorso ecumenico che si tenta di fare, ma alla pochezza umana, che sempre più affiora in chi si accinge a essere operaio nella vigna del Signore, come si metterà riparo?

“Pregate dunque il padrone della messe perché mandi operai per la sua messe.”
Se le preghiere sono il rimedio al problema della scarsità del clero, una seria ambascia potrebbe assalire coloro che a tale scopo spediscono costantemente al Signore ore di adorazione, novene e filastrocche varie di preci, dinanzi alla inefficacia di tali richieste… E non si dica che Dio è sordo alle suppliche dei devoti, ma si riconosca piuttosto la propria sordità  agli inviti pressanti che dall’Alto giungono, attraverso i segni dei tempi, perché  nell’intera organizzazione del clero si verifichi finalmente un sostanziale cambiamento.

“In qualunque casa entriate, prima dite: Pace a questa casa…”

Lo spot televisivo che con l’immagine accattivante del prete tuttofare vuole convincere i fedeli a sottoscrivere l’otto per mille a favore della  Chiesa Cattolica, potrebbe anche suscitare nei giovani un certo interesse per la vocazione al sacerdozio. Purtroppo l’esperienza ci dice che quell’azione propagandistica che commuove gli animi, lascia poi nel dubbio gran parte della moltitudine che desidera una Chiesa povera, una Chiesa che entri nelle case non con la borsa e il secchiello dell’acquasanta, ma con il cuore colmo di “pace”…