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mercoledì 20 luglio 2016

Diario di un viaggio/9

E siamo al 7 di maggio. Dopo colazione si parte, destinazione Santa Clara. Prima di arrivare nella città dove il 30 dicembre del 1958 si svolse la battaglia decisiva per il trionfo della Rivoluzione, faremo tappa in un'altra città, Sancti Spiritus, capoluogo della provincia omonima.

E' una città molto carina, con la caratteristica piazza tipica delle città latino americane e un corso, che si nota è stato rimesso a nuovo da poco. Siamo al centro dell'isola, e questa città è luogo di transito dei visitatori che si recano verso l'oriente del paese; infatti non è una vera e propria città meta di turisti.


Ne approfittiamo per recarci in banca e cambiare qualche decina di euro in pesos convertibili e ci accingiamo a fare il giro della città, dopo aver visitato il museo provinciale, che conserva una collezione della storia e della vita artistica e culturale della provincia. Trattasi di reperti della cultura aborigena fino alla colonizzazione spagnola e la deportazione degli schiavi dall'africa, arrivando al processo rivoluzionario, passando per la guerra d'indipendenza. Ci fermiamo in una farmacia che da noi si definirebbe di medicina naturale, ma che qui è la norma o quasi, e le donne del gruppo fanno incetta di creme varie di tutti i tipi per la felicità della dottoressa che non si esime dall'illustrarci, con dovizia di particolari, le proprietà di ogni prodotto. Ci fermiamo per il pranzo in un caratteristico locale, all'esterno in un giardino con alberi di mango, sulle note della buona musica di un complesso, i cui membri di tanto in tanto ci chiedono quale canzone preferiamo ascoltare, soddisfando tutte le richieste. Conoscono anche delle canzoni italiane come Volare e altre "classiche". I componenti del complesso alla fine girano per i tavoli del locale proponendo agli avventori di acquistare i loro CD, simpaticissimo l'artista che vende direttamente al pubblico la copia della sua opera. Nel pomeriggio abbiamo un appuntamento: ci rechiamo alla scuola primaria Frank Pais Garcia, al centro della città, per consegnare del materiale scolastico. Ci riceve la direttrice, ma non possiamo visitare le classi perchè i bambini sono in ricreazione e pare ci siano nuove disposizioni che cercano di evitare che agli studenti venga sottratto del tempo per le lezioni. Scattiamo qualche foto, e dopo i consueti ringraziamenti da parte dei dirigenti scolastici, lasciamo la scuola e ci dirigiamo verso Santa Clara, dove arriviamo nel tardo pomeriggio. Già dalla carrettera centràl alcuni km prima di arrivare in città si scorge la maestosa statua del comandante Ernesto Guevara che sovrasta il mausoleo che conserva i resti mortali del leggendario guerrigliero e dei suoi compagni della sfortunata spedizione boliviana. Domani sarà una giornata particolare in questa città; dopo una breve escursione al centro arriviamo in albergo, che è un pò fuori città, appena in tempo per la cena. L'8 di maggio ci troviamo a Santa Clara, la città dove il Che guidò e vinse la battaglia definitiva che aprì ai Rivoluzionari la strada per la capitale. Era il 30 dicembre del 1958, e la città ricorda il "suo" eroe". Lo si percepisce perfino dall'aria che si respira. Dopo colazione ci rechiamo a Piazza della Rivoluzione, dove sorge l'imponente complesso monumentale che ricorda il comandante e dove sono conservati i resti mortali del guerrigliero eroico. Nel mausoleo in senso di rispetto è vietato portare apparecchi fotografici e si parla a voce bassissima. Ogni volta che vengo nel paese della Revolucìon non posso esimermi dal visitare questo luogo e rendere omaggio a una persona straordinaria che ancora oggi è simbolo di lotta contro le ingiustizie in ogni parte del mondo, anche se sono passati quasi 50 anni dalla sua scomparsa fisica. La sua avventura umana che ha avuto fasi straordinarie, lo ha consegnato alla storia e al mito. E ogni volta che entro in questo luogo mi assale la stessa emozione della prima volta, un senso di rabbia e di dolore, sensazioni inspiegabili a parole, un nodo sale alla gola e devo sforzarmi per trattenere le lacrime che premono per uscire dai miei occhi, e così il mio pensiero corre, e mi sembra di vederlo, combattente indomito sulla Sierra, sprezzante del pericolo offrirsi per le azioni più rischiose, o quando tiene in braccia la piccola Aleida, sua figlia, e poi il corpo senza vita nella scuola de La Higueras. Lo sguardo si ferma sul suo viso giovane riprodotto in bassorilievo con una luce a forma di stella sul basco, e mi rendo conto che oltre il coperchio di marmo a pochi cm riposano i resti mortali di questo gigante del XX secolo, poi guardo gli altri volti sempre in bassorilievo sulla parete, e leggo nomi a me familiari, Tania, Rubio, El chino, e tutti coloro che ne condivisero la sorte sulle montagne boliviane in quell'ormai lontano 1967. Dirigendomi verso l'uscita mi fermo un attimo davanti alla fiamma perpetua, accesa da Fidel nel 1997 quando i resti mortali del comandante furono riportati a Cuba per essere tumulati qui dopo aver girato tutto il paese con la gente ai bordi delle strade che piangeva come se fosse morto solo il giorno prima, e i bambini che promettevano ai genitori e ai nonni di voler essere come il Che. Conservo il video della cerimonia che si svolse qui, dove Fidel parlò solo per 40 minuti. A fianco del mausoleo c'è il museo dedicato al comandante Guevara, che raccoglie una interessantissima documentazione cronologica della vita e dell'opera rivoluzionaria e umanistica, oltre a molti oggetti personali del guerrigliero eroico. E' un luogo da visitare che non si pùo raccontare semplicemente con le parole, e pensate che il criminale Luis Posada Carriles, ancora oggi libero negli USA, aveva progettato di far saltare in aria anche questo complesso, compresi impiegati e visitatori. All'uscita troviamo una sopresa: fuori c'è una cerimonia di premiazione di alcuni ragazzi, non ho capito bene meritevoli di cosa e non mi è parso opportuno chiederlo, ma rimango ad assistere . Si comincia con l'inno nazionale, La bayamesa, e dopo i discorsi delle varie autorità locali, si premiano i ragazzi, saranno stati una decina, accompagnati da altri ragazzi che suppongo siano stati loro amici, e noto che vi sono numerosi fotografi che registrano l'avvenimento. Alla conclusione della cerimonia ci avviamo verso un altro luogo simbolo di questa città, il Tren Blindado.


Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba Velletri