menù



Sponsor

martedì 12 luglio 2016

Diario di un viaggio/8

Venerdì 6 ci alziamo un pò prima del solito e alle 8,00 siamo pronti per l'escursione programmata. Andiamo sulla Sierra dell'Escambray: si tratta della seconda catena montuosa del paese, fuori della città di Trinidad; lasciamo l'autobus e ci sistemiamo sul camion.

Visto che dobbiamo salire di parecchio questo è il mezzo più idoneo, infatti ci sono dei tratti di strada ripidi e in terra battuta, ci accompagna Andrè, una guida simpaticissima che conosce il posto a memoria ed è preparatissimo sulla flora che si trova qui.

E' capace di riconoscere, ricordare e spiegare le migliaia di piante che si trovano in questo posto. Andrè è anche un fervente rivoluzionario, lo scopriamo poco dopo averlo conosciuto, dall'enfasi con cui parla delle conquiste sociali della Revoluciòn. Quando ci separeremo dopo una giornata intensissima e faticosa, Andrè commosso ci confessa che questa mattina pensava di avere a che fare con i soliti turisti un pò snob e invece poi si è reso conto che non eravamo come ci aveva immaginato e più che una guida è stato un amico. Cominciamo a salire e già dai primi km si comincia a notare la vegetazione, verde e fittissima, man mano che si sale i nostri occhi ammirano panorami mozzafiato nel paesaggio sottostante. Osserviamo anche il Pico San Juan che con i suoi 1147 m di altezza è la vetta più alta dell'Escambray. In questa foreste al riparo della vegetazione operò anche il secondo fronte di lotta comandato da Ernesto Che Guevara, il Che, durante la lotta di liberazione. Qui trovarono rifugio anche i bandidos, i controrivoluzionari che assassinavano gli alfabetizzatori, e di cui abbiamo parlato citando il museo della lotta contro di essi. Andrè ci fa vedere, tra centinaia di piantine, una in particolare, di cui però, non ricordo purtroppo il nome, che si chiude, come le nostre belle di notte, dopo pochi minuti da quando viene toccata, e ci racconta appunto che i rivoluzionari, conoscendo le caratteristiche di queste piantine, erano in grado di calcolare da quanto tempo i banditi erano passati di là. L'aria è fresca e umida, i racconti di Andrè ci appassionano e la sua conoscenza delle proprietà della vegetazione che ci circonda ci fa capire che siamo nel bel mezzo di un miniera della medicina naturale. Ci viene spiegato per ogni piantina le proprietà curative che esse hanno e senza effetti collaterali. Credo che quest'uomo sia veramente uno scienziato in questo campo. Tra le montagne incontriamo prima una costruzione monumentale, un centro termale imponente che si chiama Kurhotel, ed è frequentato anche da stranieri, e più avanti una "casa del caffè" dove possiamo gustare un ottimo caffè, coltivato e lavorato qui in maniera naturale. Inoltrandoci tra i sentieri e ammirando la vegetazione arriviamo dopo quasi due ore di cammino al grande Salto Vega Grande, una cascata. Questo luogo paradisiaco è costellato di laghetti, piccoli corsi d'acqua e cascate, il tutto incontaminato, senza nessun intervento dell'uomo che possa turbare il paesaggio o l'equilibrio naturale. Questo luogo dista circa 30 km da Trinidad, ma sembra di esserne lontani anni luce, tanto è diverso il paesaggio. Ricordo che Trinidad è sul mare. Cominciamo il percorso di ritorno, intervallato, nei pressi del Kurhotel, dalla sosta per il pranzo. E' pomeriggio inoltrato quando prendiamo la strada del ritorno in città, ammirando, dalla via ripida che ci riporta, i profondi canaloni ghiaiosi. Tra un tornante e l'altro arriviamo in hotel in tempo per una doccia e la cena. E' stata una giornata interessantissima, in un posto che ancora non conoscevo. Domani, dopo un altro breve giro della città, si parte per Santa Clara .


Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba