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lunedì 27 giugno 2016

"Dialogo senza veli": l'ultima fatica letteraria di don Gaetano Zaralli

Il quotidiano Velletri Life da ormai quasi un anno ha deciso di dare spazio alla rubrica religiosa settimanale di Don Gaetano Zaralli, che ogni sabato si rivolge ai lettori per commentare assieme a loro in un abbraccio virtuale il vangelo della domenica. 

Ma oltre all’esperienza editoriale sulla nostra testata, don Gaetano si sta affermando in campo letterario e lo dimostra la recente pubblicazione di “Dialogo senza veli”, edito da Aracne editore, acquistabile nelle edicole e nelle librerie di Velletri e non solo. Per la nostra Redazione è un orgoglio e il direttore Rocco Della Corte, dopo aver letto l’opera di don Gaetano, l’ha recensita invitando curiosi, appassionati e cittadini alla lettura della stessa. 


Dialogo senza veli di don Gaetano Zaralli, recensione:
La catechesi familiare come pratica innovativa e sentita per partorire un “Dialogo senza veli”. L’ultima fatica letteraria del veliterno don Gaetano Zaralli è una summa di esperienze di vita, che raccontano la vita stessa, penetrando la semplicità disarmante e veritiera delle persone che compongono la Chiesa e la società. L’ottica dell’autore prescinde da una sincerità pura passando in rassegna tutto quanto emerge dalle riflessioni che un prete può desumere dalla propria attività pastorale, considerando il punto di vista altrui come privilegiato per coltivare una fede autentica. Dal bisogno di esprimersi della religiosità, dato dai fedeli che desiderano intimamente essere Chiesa, fino alla necessità per un prete di fornire un servizio attento e generoso che sia basato sulla fiducia e sulla confidenza. Non c’è l’immagine del sacerdote come austero maestro onnisciente, ma invece filtra un uomo tra gli uomini – come è giusto che sia – capace di ascoltare, capire e parlare, tre attività basilari ma spesso dimenticate e capaci di sovvertire l’insegnamento per cui il maestro e il discepolo sono compagni. Don Gaetano, non casualmente apprezzato a Velletri e non solo per la sua schiettezza intellettuale, ripercorre attraverso le testimonianze di uomini, donne, ragazzi, ragazze le pulsioni e i sentimenti umani e il rapporto del cittadino di oggi nei confronti della Chiesa. Viene fuori, appunto, un dialogo senza veli, che fornisce spunti tremendamente attuali (“Dio per chi lo crede e per chi lo rifiuta è comunque un problema”) riuscendo a raggiungere la meta della contemplazione e mostrando che il bene e il male non sono semplici parole. Tanti i temi trattati, in un’opera dalla prosa fluente e colloquiale, con un lessico mirato a farsi comprendere per essere fruibile da ogni strato sociale, come dovrebbe essere prassi nella Chiesa depositaria di un messaggio per tutti da diffondere a tutti. La predica non è l’esercizio di un potere, ricorda infatti giustamente don Gaetano, ma un veicolo di dialogo, in quanto l’omelia altro non è che mettere in connessione la parola e la coscienza. Non mancano temi spinosi come l’ateismo, visto comunque come un mezzo per riflettere sulla propria fede, e il difficile compito assegnato ai fedeli di raccontare il proprio Dio. L’essere umano a confronto con Dio torna bambino, ma ritrova una spiritualità troppo spesso perduta o celata. Il nodo del volume, nonostante la base popolare e umanistica delle testimonianze, è sciolto anche nella trattazione di questioni teologiche come l’immanentismo e l’immanenza, il perdono fuori dalla logica, la crisi del dialogo e la relazione tra Chiesa e Famiglia. L’attualità di domande che tutti i sacerdoti dovrebbero porsi, a cominciare dalla partecipazione dei giovani alle funzioni, racconta di un autore che prima di essere un prete è colui che guarda la gente negli occhi e riceve lezioni inaspettate dai propri interlocutori. Non c’è quindi un bacchettare, condannare, giudicare continuo e netto ma un dialogare proficuo e continuo, riscoprendo l’essenza ontologica del termine “parola” coerentemente con la sua definizione evangelica. Il dialogo è senza veli perché non ha tabù, non si impone proibizioni e non procede per diktat, affrontando anche il problema del sesso, della verginità, nella convinzione autorevole e coraggiosa che “dove si predilige la legge scarseggia l’amore”. Don Gaetano fa una proposta ascoltando chi della Chiesa dovrebbe essere il protagonista, ovvero il fedele, l’uomo, la pecorella smarrita: non si paventa l’idea di un’istituzione ferma ma piuttosto di un punto di riferimento mutevole, volto al “parlar vero”, che fa emergere le personalità: “Se il ruolo è l’abito, l’uomo non sia il manichino che lo indossa”. L’ultima parte di un’opera degna di lode per la sua originalità e unicità si occupa di un altro grande tema su cui dovrebbe porsi interrogativi la Chiesa moderna: perché sposarsi in Chiesa? La convivenza, i valori seri su cui si fonda la coppia in opposizione ad un pigro indottrinamento, la riscoperta della sincerità e la paura del “per sempre” in abbinamento al divorzio sono i punti chiave di un discorso che conclude individuando nel rispetto l’unico tribunale che conta e scardinando la tendenza alla creazione di uno stereotipato prodotto con l’etichetta di cattolico in un contesto nel quale sono in gioco degli esseri pensanti, delle persone. Don Gaetano Zaralli nel suo “Dialogo senza veli” dimostra ancora una volta di sentire precisamente la responsabilità morale e civile del sacerdote, lanciando un monito interessante ed intellettualmente corretto per cui sarebbe opportuno che il prete abbandonasse “una certa severità spocchiosa” e analizzasse meglio “l’animo di chi pensiamo viva nel peccato: costoro hanno tante cose da insegnarci, se solo avessimo la bontà di ascoltarli”.

Rocco Della Corte