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lunedì 16 maggio 2016

Velletri è da "Serie A"? Riflessioni sulla parabola calcistica della città pallonara

Mentre Sassuolo (40.844 abitanti) festeggia i 61 punti e il sesto posto che vale l'Europa League, mentre Benevento (60.049 abitanti) glorifica la sua squadra per la conquista della Serie B e si gioca la Supercoppa di Lega Pro, mentre Empoli (48.004 abitanti) e Chievo (4500 abitanti) brindano al nono e al decimo posto in A, Velletri scrive una delle pagine più brutte della sua storia calcistica bissando le sue inespresse potenzialità.

La V.J.S. Velletri Calcio, infatti, perdendo sul campo del Pro Roma (3-1) ai play out retrocede in Prima Categoria. Il glorioso sodalizio veliterno, tanti anni in Serie D da protagonista, lascia la Promozione, sesto livello dei campionati italiani, per andare a giocare nei provinciali. Lì troverà buona compagnia: la Fortitudo Academy (retrocessa e ultima in classifica in Promozione al primo anno della sua fondazione) e il Real Velletri, che ha chiuso al nono posto il suo campionato. Più giù ci sono ancora Velitrum e Sporting Velletri. Dov'è il problema?
La città di Velletri, con i suoi imprenditori ed i suoi 60.000 abitanti, non riesce a creare alcun tipo di sinergia per cercare di portare in alto i colori cittadini almeno in un campionato semi-professionistico come la Serie D. Problemi di impianti, dispersione di talenti, divisione di forze economiche la cui somma potrebbe dare qualche risultato: quest'anno con due Promozioni non se ne è mantenuta neanche una, eppure le società impegnate nel campionato hanno speso dei soldi per mandare avanti le attività, rimborsare i loro tesserati e sostenere le spese delle trasferte, travolta anche oltre i 100 km di distanza. Se la maggior parte degli imprenditori latitano, quelli impegnati nel calcio sono divisi e così si creano varie entità da cui però non emerge nulla di importante. Con la retrocessione della V.J.S. Velletri, storica società cittadina, si scrive una pagina buia dello sport pallonaro ma soprattutto si consacra l'incapacità cittadina di unirsi, essere coesa, e creare una realtà sportiva che potrebbe dare lustro all'intera Velletri più che a questo o quel singolo dirigente. Competere in un campionato nazionale potrebbe infatti innescare un business virtuoso: ristoranti, alberghi, musei, tutti beneficerebbero dell'avvento di tifosi ospiti che magari provenienti dalla Sardegna decidono di pernottare facendo muovere l'economia. Senza contare che a livello geografico la città potrebbe trovare un'identità sportiva da abbinare a quella - più importante, senz'altro - culturale e gastronomica.
Invece a Velletri la politica dell'orticello e del dissidio ha creato tante realtà, tutte invero rispettabili, che fanno dei sacrifici fondamentali per arrivare a fine stagione e tuttavia difficilmente vivono campionati esaltanti. Quale è la soluzione a questo magma di entità separate? Forse creare finalmente una sinergia efficace, che possa avere obiettivi ambiziosi e soprattutto persone che con una mentalità da professionista nel loro piccolo lavorino per la città e per i valori che lo sport calcio porta con sè, senza badare a null'altro che alla cura dei Settori Giovanili come volàno per prime squadre di qualità in categorie superiori. Velletri con la sconfitta di ieri della V.J.S. perde la Promozione: una categoria indegna per una città di 60.000 abitanti, ma forse la dimensione giusta al momento per un tipo di mentalità che non riesce a fare il salto di qualità adeguandosi ai tempi e alle necessità che lo sport-imprenditoria impone come succede a Sassuolo, a Empoli, a Carpi o a Chievo. Il "Giovanni Scavo" - adeguatamente ristrutturato e messo a nuovo, con spogliatoi e tribune da ristrutturare il cui stato attuale è già ampiamente venuto a galla e che dovrebbe essere oggetto di lavori in un prossimo futuro - è un impianto che può tranquillamente figurare in Serie C e riempirsi di tifosi come accadeva negli anni '80 quando scendevano in campo a Velletri L'Aquila, Grosseto, Benevento, Sassari, Latina di fronte a 8000 spettatori. Oggi è una squadra di Largo Praeneste a mettere fine ai sogni salvezza della V.J.S. Velletri, ma è una sconfitta per il calcio cittadino in generale. E' il momento della riflessione per tutti i dirigenti di tutte le rispettabili e variegate realtà cittadine, per tentare di ricostruire un futuro calcistico degno del nome e della millenaria storia di Velletri, mettendo da parte ogni divisionismo e ogni rancore. Staremo a vedere cosa proporrà la stagione 2016-17: tre derby oppure un'unione?