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lunedì 16 maggio 2016

L’esordio in pista della Atletica Scavo 2000. Due “300” di valore nazionale, ed altro

La finale dei 1500 delle olimpiadi di Melbourne del 1956 aveva per favorito il primatista mondiale di quella distanza e del miglio, l’australiano John Landy. Prudentemente egli lasciò “tirare” ad altri, che lo fecero ad un ritmo regolare e non velocissimo. 


A 300 metri dal filo l’irlandese Ronald Delany, in quinta posizione, “partì” con uno slancio che gli fece riacciuffare uno per uno tutti, e vanificare la disperata reazione di Landy al sorpasso.

Quel “parziale” venne cronometrato in 38”8, e, per quanto non esista un record ufficiale del genere, nessun esperto d’atletica obiettò a chi affermò che mai nessuno aveva fatto meglio di lui sugli ultimi 300 dei 1500 nella storia del mezzofondo. Tutto ciò premesso, spostiamoci nello spazio a Roma, stadio della Farnesina, nel tempo al 24 aprile 2016, nella gara ai 300, e nella persona ad Antonio Feragnoli, della “Scavo 2000”, al primo anno di cadetto. Questo ragazzo dallo sparo al filo di lana ha impiegato 37”70. Se fosse partito a fianco di Delany al passaggio dei 1200, cioè degli ultimi 300, gli avrebbe “preso” 9/10, ovvero dato sei metri di distacco. “Grigliamo” con lo stesso criterio un’altra prestazione d’un’altra ragazza della “Scavo 2000”, sulla stessa distanza, in quello stesso giorno. E’ la cadetta 2001 Chiara Gherardi. Aveva 41”70, scende a 41”15. Facciamo due conti: lo scatenato Delany di quel finale mai visto avrebbe dato solo 2 secondi ed 1 decimo, non più d’ una quindicina di metri, a questa quindicenne. Una compagna di squadra di Chiara, Flavia Bianchi, molto più giovane, nata nel 2004, vola i 150 m.in 20”10. Dopo quaranta minuti è di nuovo sulla linea di partenza, ma d’una gara di mezzofondo, i 1000. Ebbene, vincendo in 3’05”8 segna la miglior prestazione italiana stagionale, come per altro Chiara ed Antonio. Per concludere la giornata Simone Torturo, al primo anno allievi, segna sui 3000 un 9’19” 33 che lo abilita a partecipare al campionato italiano di categoria. Anche qui i ricordi mi suggeriscono un raffronto. Negli anni 50 quella distanza, classica del “gran premio mezzofondo” molto partecipato e combattuto dagli studenti laziali, vedeva i 9’ come un “muro” invalicabile, anche se i concorrenti d’allora, fra i quali ricordo i due strenui rivali Pietro Lener e Giovanni Marnetto, avevano qualche anno più di Simone, al quale auguriamo di saltare quel muro, magari già la prossima volta! 


Pier Luigi Starace