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sabato 7 maggio 2016

Ascensione del signore: "Luce che avvolge" a cura di don Gaetano Zaralli

24, 46-53

TESTO
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Così sta scritto: il Cristo dovrà patire e risuscitare dai morti il terzo giorno e nel suo nome saranno predicati a tutte le genti la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. E io manderò su di voi quello che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall`alto».
Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e fu portato verso il cielo. Ed essi, dopo averlo adorato, tornarono a Gerusalemme con grande gioia; e stavano sempre nel tempio lodando Dio.


COMMENTO
 “Nel suo nome saranno predicati… la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme.”.

Conversione e perdono sono due momenti che non si possono scindere.
La conversione intanto deve partire da Gerusalemme perché Gerusalemme ne ha combinate di tutti i colori. Gerusalemme è stata la sposa infedele, il ricettacolo di gelosie che hanno provocato guerre;  Gerusalemme ha fatto fuori i profeti, Gerusalemme ha messo in croce Gesù… Gesù si diresse decisamente verso Gerusalemme” (9,51), approdo definitivo per la sua morte e resurrezione.
La conversione di Gerusalemme deve essere visibile, perché è bene che riacquisti credibilità agli occhi del mondo intero.
Quando un Papa chiede perdono per gli errori commessi in passato da uomini di chiesa, lo fa perché la conversione deve partire da Roma, dal Vaticano e compie questo atto pubblicamente con dovizie di camere accese per la televisione. Ma, perché la Chiesa di Roma  riacquisti credibilità presso i cristiani provati dal dubbio, deve riconoscere con umiltà, nelle persone che oggi la guidano, altrettanta fragilità, la stessa che un tempo combinò pasticci, la stessa che al presente può combinarne altri. 

…e, alzate le mani, li benedisse.

Atto prettamente liturgico che non conosce tempo e che valica i confini delle religioni. Dopo duemila anni quelle mani sono ancora levate a benedire il mondo intero. L’amore quando è fascio di luce che a distanza ravvicinata illumina uno spazio circoscritto intensamente, lasciando il resto del mondo nell’ombra, è solo amore umano; se l’amore si irradia da  una  distanza che si pensa infinita e nell’espandersi mantiene costante la sua intensità, è senza limiti l’avvolgimento delle cose, e il beneficio che se ne ricava è infinito, come infinito è l’amore di Dio. 

Ed essi, dopo averlo adorato, tornarono a Gerusalemme con grande gioia…

Gesù si “adora” perché è Figlio di Dio,
Dopo la resurrezione di “Gesù uomo” restano solo le immagini che i vangeli raccontano, restano le emozioni che nei rapporti interpersonali qualcuno ha vissuto, restano brandelli di storia che di storico propriamente detto non ha nulla, restano i ricordi nelle menti dei fortunati che ebbero modo di incontrarlo e di toccarlo.
Dopo la resurrezione Gesù è Verità, senza l’ingombro di forme corporee, è Via che conduce oltre il Calvario e al di là del monte Tabor, è Vita che esplode dal seme che qualcuno pensava dovesse marcire in una tomba, senza poter mai affiorare rigoglioso sulla terra.
La resurrezione creduta e vissuta, apre il cuore alla gioia, ad una grande gioia, anche se la Gerusalemme dei tempi continua negli uomini che la governano a scandalizzare il mondo.