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sabato 23 aprile 2016

V Domenica T.P. : "Le proprie verità" a cura di don Gaetano Zaralli

Gv. 13, 31-35

TESTO
Quando Giuda fu uscito dal cenacolo, Gesù disse: «Ora il Figlio dell`uomo è stato glorificato, e anche Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito. Figlioli, ancora per poco sono con voi; voi mi cercherete, ma come ho già detto ai Giudei, lo dico ora anche a voi: dove vado io voi non potete venire. Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri».


COMMENTO
Non è finzione affermare che qualche volta le prediche più sagge vengono dalla gente comune.  Ascoltiamone due, la prima, dettata da una ragazza di 17 anni, l’altra proposta da un padre di famiglia.

“Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato…”.

“Io credo che sia segno di grande maturità chiedere perdono e perdonare. So per esperienza che non è mai facile ammettere di aver sbagliato, ma so anche che è necessario farlo per sé stessi e per coloro che vengono coinvolti nei nostri sbagli. Secondo me perdonare vuol dire passare sopra ai rancori personali anteponendo a questi un grande sentimento di amore e di fratellanza.
Sono dell’opinione che per poter chiedere perdono e per poter perdonare sia necessaria una grande umiltà. Io sono una persona tendenzialmente “democratica” e, tranne che in rare situazioni, ho sempre cercato di superare le divergenze e di venire incontro  al prossimo come meglio ho potuto.
Quanto al chiedere perdono, mi faccio avanti quando, dopo essermi fatta un lungo esame di coscienza, mi rendo conto di aver fatto del male ad altri.
Sono rimasta molto delusa dalla Chiesa quando alla morte di Piergiorgio Welby non ha saputo “perdonare” la sua scelta di chiedere che gli fosse staccata la spina e quindi tolta la vita. Non condivido la posizione assunta dagli uomini di chiesa… e mi chiedo dove sono finiti gli insegnamenti che il buon Dio ci ha lasciato. Mi chiedo che fine hanno fatto quei valori che si dovrebbero trovare alla base della religione cristiana: tolleranza, fratellanza, amore verso il prossimo, perdono!…
Ho sempre confidato in una giustizia capace di distinguere il bene dal male, ma, purtroppo, non ho avuto ancora modo di incontrarla.” (B. C. 90)

Gli uomini di chiesa, negando i funerali a Piergiorgio Welby, intesero dare  un insegnamento. In realtà quella decisione lasciò nel cuore di molti cristiani solo l’amaro  del cattivo esempio.
Nelle piazze a tutti è concesso il diritto di predicare le proprie verità e a nessuno è negata la libertà di contestarle democraticamente.

“Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri”.

“Al di là dei segni caratteristici di ogni religione, penso sia difficile riconoscere l'appartenenza a questa o a quella religione (fanno eccezione i testimoni di Geova che si riconoscono a prima vista). La grossa differenza è tra essere o no credenti e questa si manifesta solo quando tocchiamo l'argomento della speranza. Infatti chi non crede vive senza speranza, programmando la propria esistenza fino alla fine della vita terrena. È questo che noi credenti dovremmo ispirare in chi ci osserva, cosa che non sempre siamo in grado di fare. Per quanto riguarda le altre religioni, forse, ne so troppo poco per poter dire cosa dovrebbe far capire agli altri che sono cristiano. Penso che tutte le religioni predichino più o meno gli stessi valori: l'amore, la fratellanza e l’attesa di una vita che va oltre quella terrena.” (Un papà)