Sponsor

Le migliori attività commerciali e non solo di Velletri e dintorni:




sabato 6 febbraio 2016

"Un problema serio: il sesto comandamento" a cura di don Gaetano Zaralli


“Buonasera, Don Gaetano. Premetto che sono cattolica, non molto praticante per la verità ma, purtroppo, i casi che stanno accadendo stanno minando sempre di più la mia voglia di varcare quel portone. Sono nel torto e me ne rammarico e so anche che non bisogna fare di tutta l'erba un fascio, però per me il sacerdote deve essere una persona con sani principi morali e non soltanto uno sparasentenze dal pulpito che alla fine, forse, non è migliore di un padre di famiglia che cerca di tenere in piedi la sua baracca.
Mi scuso ancora per questo sfogo, ma sono certa che capirà i miei dubbi.”

Claudia


Come si fa a non darti ragione, cara Claudia... Basta avere un minimo di buon senso per sostenere che da parte dei sacerdoti debba esserci più attenzione a non disturbare le coscienze dei credenti con cattivi comportamenti... Noi sacerdoti dovremmo essere meno "sparasentenze" e più "padridifamiglia"... , ma affrontare questo argomento significa fare una lunga chiacchierata...


Le autorità ecclesiastiche, a iniziare dal Sommo Pontefice, pongono ora particolare attenzione al fenomeno della pedofilia clericale e i vescovi, anche se sempre pronti a cadere dalle nuvole, si affrettano ora a denunciare alle autorità giudiziarie i responsabili, naturalmente là dove l’evidenza dei fatti appare tristemente chiara. Di ciò si deve essere soddisfatti anche se, a parer mio, i dubbi restano sull’efficacia di certi provvedimenti  che,  se si scagliano a ragione e con veemenza contro i colpevoli, si dimostrano irrilevanti ai fini di una purificazione dell’ambiente, fintantoché si continua a sottovalutare i fatti che di tanto scandalo sono la causa.
Quale il fatto più responsabile di comportamenti così ingombranti all’interno delle comunità presbiterali ?
Gli addetti ai lavori, prevedendo che l’osservatore esterno se la prenderà  con il celibato ecclesiastico, rispondono mettendo le mani avanti e negando a priori che una scelta “libera” quale è quella del celibato, possa essere fonte di tanto disagio per il prete cattolico… E non si dimentichi, aggiungono, che la pedofilia interessa anche altre classi di persone…  Forse si fa bene a reagire in questo modo, perché in realtà non può essere il solo stato celibatario a condurre un prete fin sul baratro  di certe voglie insane. Detto ciò, però, sarebbe onesto, almeno da parte di chi ha il coraggio di farlo, denunciare in modo più completo e reale l’intero discorso che la chiesa si ostina a tessere attorno alla sessualità.
La sessualità, intesa come risorsa dell’essere umano, viene gestita dagli organismi responsabili in modo ancora del tutto negativo e, ciò che dovrebbe risultare essere un dono di Dio, viene appesantito oltre misura da giudizi morali che si attardano a parlare di colpa grave là dove c’è solo esperienza adolescenziale; là dove c’è solo l’innocente e amoroso  amplesso di fidanzatini che, maturi ormai per il matrimonio, poco si adattano alle ipocrisie dell’astinenza; là dove…
Noi uomini di chiesa siamo tremendamente condizionati dal sesto comandamento, comandamento che qualcuno ha voluto manomettere nel tempo, sostituendo la vecchia dicitura “non commettere adulterio” con l’altra più recente rispetto a Mosè, ma più vecchia rispetto all’umano  sentire,  “non commettere atti impuri”…
Se è vero che la pedofilia non è un cancro che riguarda il solo mondo dei preti, ma conosce purtroppo anche altri lidi, è altrettanto vero che i preti sono i più esposti a tale male, data la loro condizione “liberamente subita” di celibi e data la loro formazione morale che troppo spesso si lascia  turbare dalla focosa presenza di richiami di intensa esigenza naturale…
Per questo motivo, forse,  noi preti, quando svolgiamo il compito di predicatori, veniamo considerati come degli inutili “sparasentenze”, perché è “sparasentenze” colui che inizia il discorso dicendo: “Io non ho alcuna intenzione di giudicarti, però…”; perché è “sparasentenze” chi vuole disquisire su cose o situazioni che non conosce; perché è “sparasentenze” colui che si fa maestro di comportamenti sessuali ed esperienze affettive, da cui lui stesso per motivi ideologici o religiosi si mette fuori… 

Ormai da diversi anni il numero dei sacerdoti decresce in modo inarrestabile e le nuove leve, fatte le dovute eccezioni, oltre ad essere un po’ raccapezzate, sono spesso fragili nella struttura psichica e povere di risorse tipicamente umane. Di questa situazione chi i responsabili?
E’ troppo facile scaricare sulle gerarchie ecclesiastiche una bella fetta di tante responsabilità… A mio avviso, tutti coloro che si professano cattolici dovrebbero interrogarsi seriamente su tale questione… E’ tempo di togliere dagli amboni il disco rotto dei piagnistei… è tempo di inserire anche nell’apparato ufficiale della chiesa l’inno gioioso del VENTO NUOVO… incominciando col dare ascolto alle coscienze dei giovani che della sessualità vogliono finalmente abbandonare concezioni bigotte, senza per questo lasciarsi ingoiare dallo stupido, brutale e volgare  libertinaggio.

 Don Gaetano Zaralli