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martedì 23 febbraio 2016

II Domenica T.Q. – C : "Al di là delle paure" a cura di don Gaetano Zaralli

Lc 9, 28b-36

 

TESTO

Circa otto giorni dopo questi discorsi, Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. Mentre pregava, il suo volto cambiò d'aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco, due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elia, apparsi nella gloria, e parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme. Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; ma, quando si svegliarono, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui. Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: "Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia". Egli non sapeva quello che diceva. Mentre parlava così, venne una nube e li coprì con la sua ombra. All'entrare nella nube, ebbero paura. E dalla nube uscì una voce, che diceva: "Questi è il Figlio mio, l'eletto; ascoltatelo!". Appena la voce cessò, restò Gesù solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto.

 

COMMENTO

…e salì sul monte a pregare. Mentre pregava, il suo volto cambiò d`aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante.
Gesù altre volte, quando ha avuto voglia di pregare, si è allontanato dai suoi, come per avere un po’ di silenzio attorno, come se avesse necessità di mettere ordine nelle idee per poi riprendere il cammino con maggiore serenità nella direzione giusta.  Agli apostoli era concesso vedere solo gli effetti di quelle preghiere, Infatti, ogni qual volta Gesù tornava dai suoi deserti, lo vedevano rigenerato, trasformato, tanto che un bel giorno, anche loro desiderosi di pace e di serenità, gli chiesero: “Maestro, insegnaci a pregare!”. Questa volta Gesù nella preghiera non è solo, porta con sé tre testimoni: Pietro, Giovanni e Giacomo. Superando la stanchezza e il sonno i tre privilegiati ebbero modo di assistere all’intensità trasfigurante del rapporto intimo tra il Figlio e il Padre. Pregare non significa snocciolare meccanicamente delle formule che a lungo andare conciliano il sonno, Pregare significa dialogare con la propria coscienza, sì da dare luce al proprio volto. Pregare è  confrontarsi con la Parola di Dio (Mosè ed Elia) in modo onesto, sì da rendere candida e sfolgorante la veste che si indossa.

e parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme.
La riflessione che nasce dalla preghiera ha la forza di smuovere le pigrizie mentali,  ha la capacità di proiettare l’anima al di là delle paure.  Il Figlio di Dio, lo stesso che ora appare nello splendore da paradiso, andrà a Gerusalemme e morirà inchiodato su di una croce. Ma la “dipartita” non è la morte. Quanta fatica fa un normale cristiano a credere nella vita eterna!… Sembra sia più naturale stabilire la fine di tutto nello spazio di una bara, dove si marcisce, anziché aprire l’anima alla speranza della resurrezione. Gesù, confortato dall’Antica Legge e dai  Profeti, passa attraverso la vicenda terrena della morte per “ascendere”, poi, verso la gloria.

Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne…
Non si alimenta la fede col creare chiesuole. Le isole di paradiso deluderanno le speranze, come le oasi fittizie mai sazieranno la sete. Meglio la nebbia del dubbio e il tremore… dinanzi alla verità difficile da accettare.

Restò Gesù solo. Essi tacquero…

Nelle scelte importanti si è sempre soli, come si è soli dinanzi alla morte; il silenzio, poi, è il modo migliore per farsi compassionevoli nel dolore altrui e rispettosi nelle decisioni che non ci riguardano direttamente.