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martedì 9 febbraio 2016

Fondazione cultura, il M5S: "La cultura a Velletri è in vendita, dobbiamo impedire questa mercificazione"

Non poteva mancare nel dibattito politico la replica del Movimento Cinque Stelle veliterno, rappresentato in Consiglio da Paolo Trenta. I grillini sono stati tra i primi a parlare della delibera della discordia, opponendosi fortemente alla decisione della Giunta Servadio.

"La Giunta Comunale Veliterna, con delibera 20 del 29/01/2016, prende atto ed approva una “proposta di deliberazione del Consiglio Comunale” per la costituzione di una “Fondazione ONLUS Arte e Cultura Città di Velletri”. Già la partenza sembra anomala".


I grillini pongono infatti una serie di interrogativi: "Se la Giunta prende atto, di chi è la paternità del documento? E cosa approva se gli statuti e le convenzioni sono prerogativa del Consiglio Comunale? E soprattutto come mai una delibera di Giunta riguardante la cultura viene approvata proprio in assenza dell'assessore alla cultura? L'amministrazione comunale ha intenzione di affidare completamente i servizi culturali ad una fondazione pubblico-privata: molto interessante il fatto che la “fondazione” possa concedere a pagamento l'utilizzo dei locali dati in gestione, ma che possa gestire anche immobili comunali diversi da quelli definiti nello statuto, che possa svolgere qualsivoglia attività accessoria anche di natura commerciale, che possa gestire ed organizzare mostre e fiere, interagire con la scuola e con le associazioni culturali, ma soprattutto che svolga la funzione di attività di coordinamento e supervisione con le attività culturali del territorio. In poche parole la fondazione si sostituisce appieno all'assessorato alla cultura del comune di Velletri", notano i pentastellati. 

Altra osservazione portata all'attenzione della stampa nel comunicato dei Cinque Stelle è che "la cosa interessante è che lo può fare, secondo lo statuto “approvato” dalla Giunta Comunale, mettendo in minoranza l'Ente. Già perché in maniera davvero poco furba l'Ente configura la fondazione con un fondo iniziale costituito da 40.000€ del Comune, 30.000€ della Banca Popolare del Lazio e 30.000€ della Clinica Madonna delle Grazie, e vuole controllare la fondazione che gestisce tutta la cultura della città (che è un bene di proprietà di tutti) con un Consiglio Direttivo, costituito da 2 membri + il Sindaco appartenenti all'Ente, 2 alla banca, 2 alla clinica. Se la matematica non è un'opinione il 60% della gestione, e così la maggioranza decisionale, sono privati, e davvero sembra inopportuno dare in mano tutta la gestione di un bene comune ad una figura privata, che supponiamo facilmente possa sfuggire dagli obblighi pubblici, e sulla quale si perde il controllo analogo che invece potremmo avere se l'Ente avesse il 51%". "A dimostrazione - si legge nella nota stampa - della poca fantasia di chi ha stilato lo statuto, una ricerca su internet individua nello statuto della fondazione del teatro comunale di Modena una paternità sovrapponibile quasi parola per parola, peccato che in quello di Modena il comune sia sempre in maggioranza! Viene spontaneo da chiedersi in tutto ciò, come mai il museo, che è sempre un patrimonio culturale, rimanga fuori da questa magica fondazione. E' simpatico inoltre, verificare che fino ad oggi all'assessorato alla cultura siano stati riservati solo gli “spiccioli”, mentre facilmente mettiamo a bilancio preventivo 40.000 euro per la fondazione".

 Facciamoci due conti: - partiamo da una base di 100.000€ per gestire tutto il patrimonio ed i servizi culturali della città. - spendiamo 10.000€/anno per il direttore amministrativo e circa 30.000€/anno per il direttore artistico - dobbiamo includere le spese di gestione (amministrazione, pulizie, manutenzione ordinaria), i revisori dei conti, le utenze, le tasse (TARI/TASI e gli edifici sono molto grandi) - le spese di attività, promozione, personale  Non è esagerazione se si afferma che questo giochino costi almeno 100.000€ l'anno, quindi il primo anno il fondo di costituzione è interamente consumato. Negli anni successivi, i soci finanziano per 30.000 euro e la fondazione deve autosostenersi per almeno 70.000. In una così ampia vastità di attività forse potrebbe essere possibile ma per coprire tutte le attività previste non sono certo quelli i costi considerabili. Proprio qui è il punto, come si è arrivati a questa configurazione per risolvere i problemi della cultura veliterna? Nella premessa della proposta di delibera c'è una frase interessante: “CONSIDERATO che questa Amministrazione ha individuato per l'esercizio e la gestione ottimale dei servizi culturali ed artistici, diretti al miglioramento della qualità della vita sul territorio comunale… la costituzione di una Fondazione...che consentirebbe di perseguire un modello organizzativo idoneo al raggiungimento di un migliore servizio qualitativo e quantitativo, nonché una migliore flessibilità funzionale più congrua alla natura dei servizi pubblici locali ad essa connessi.” In quale modo l'ha individuato? Quali alternative ha valutato? Quali progetti e studi sono stati eseguiti? Dato che questa valutazione spetta al consiglio comunale, espressione dei cittadini, sarebbe interessante conoscerlo. 

Tra i tanti interrogativi del lungo comunicato si legge come resti "ancora un nodo da sciogliere: ma i soci fondatori chi li ha scelti? Perché leggiamo da un testo del dott. Valerio Sarcone sulle fondazioni pubbliche che: “Dopo un lungo contrasto giurisprudenziale, l'attuale disciplina (art. 113 del D.lgs. n. 267/2000 ed altre norme similari) prevede che l' "accompagnarsi" delle pubbliche amministrazioni con soggetti privati sia necessariamente il frutto di una procedura ad evidenza pubblica. In particolare, nelle società miste il socio privato – indifferentemente se in posizione minoritaria o maggioritaria – deve sempre essere scelto con tale tipo di procedura". Tra le tante riflessioni, il monito dei Cinque Stelle è chiaro: "Impediremo in tutti i modi possibili che la cultura della nostra città venga mercificata!", conclude il comunicato.