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lunedì 1 febbraio 2016

Al Teatro di Terra pomeriggio tra le "Lettere dal Manicomio"

In pomeriggio uggioso e domenicale quasi fosse lo scenario più adatto per riflettere, al Teatro di Terra è andato in scena "Lettere dal Manicomio". Con le voci di Katia Colombo e Carla Petrella e la sapiente fisarmonica di Doriano Prati un'ora di intense emozioni è stata regalata agli spettatori.

Lettere dagli istituti in cui persone etichettate come "pazze" venivano rinchiuse senza dare spazio alla loro interiorità. Spesso censurate, mai arrivate a destinazione, oppure cestinate - le parole scritte su quei fogli di carta 'salvatori' dai ricoverati sono struggenti quanto crude e vere.

Una realtà, quella dei manicomi, in cui troppo spesso nessuno aveva "la cura" di stare a sentire ed aiutare le persone che li frequentavano. E a tal proposito proprio il testo di Battiato, "La cura", ha inaugurato la scena e acceso le luci sul palco del Teatro.
Tanti estratti da un'opera di raccolta fatta dal cantante Simone Cristicchi, letti dalle due voci femminili così discrete quanto autorevoli nel riportare il dramma racchiuso in quelle missive così semplicemente sincere. Richieste di aiuto, manifestazioni incomprese di affetto, accorati appelli verso famiglie così amate ma allo stesso tempo così distanti: queste sono le lettere dal Manicomio. Singolare il caso di NOF4, abbreviazione del ricoverato Nannetti Oreste Fernando (il quattro simboleggia gli istituti che ha frequentato), il quale ha inciso centottanta metri di muro con una cinghia dando libero sfogo a pensieri, emozioni, oppressioni e sensazioni. Ma non poteva mancare nel cammino epistolare proposto agli spettatori la figura della poetessa Alda Merini, assidua frequentatrice di quelle strutture "dove il dolore è un ospite usuale, ed è l'amore che manca, l'amore che fa male". La grande scrittrice milanese ha partorito dei versi che ancora oggi toccano il cuore, alcuni dei quali musicati da Milva nell'album dedicato alla Merini.
Con la lettura alternata da parte delle voci narranti lo spettatore, continuamente sollecitato all'attenzione, si immerge nella profondità di quei semplici e spontanei pensieri per conoscere e capire gli abusi fatti nei confronti della psiche umana. L'insegnamento ricevuto al termine dello spettacolo può essere riassunto proprio con le parole della splendida Merini: "anche la follia merita i suoi applausi". 

Rocco Della Corte