Sponsor

Le migliori attività commerciali e non solo di Velletri e dintorni:




venerdì 8 gennaio 2016

Pagine sparse/1: Elio Vittorini

Stazioni ferroviarie deserte di sera, che vivono solo in determinati momenti della giornata, eppure luoghi del cuore che forse però stanno un pò stretti ad Elio Vittorini.

Ed è così che, sfruttando il privilegio concesso ai figli dei ferrovieri, quello di poter viaggiare in treno gratuitamente, l'inquieto e ribelle autore siracusano va a "vedere il mondo", parole sue, salendo su questo o su quel convoglio.
Dopo essere fuggito di casa più volte, lascia definitivamente la Sicilia per intraprendere la carriera giornalistica. Dalle prime esperienze narrative, lette con acume e passione da Curzio Malaparte, viene fuori subito il carattere anticonformista e particolare di uno scrittore che assurge a protagonista del Novecento: le accuse nette, taglienti, di provincialismo e scarsa visione d'insieme alla letteratura italiana sono il leitmotiv di Scarico di coscienza, un articolo destinato a fare rumore e scatenare l'indignazione poichè Vittorini usa parole scomode come dilettantismo e ripetizione, dicendo che la letteratura non insegnava ormai più nulla. Le sue posizioni furono quanto meno ossimoriche, perchè lo scrittore siciliano nato nel 1908 si distingue anche politicamente per essere un "fascista di sinistra": appoggia i repubblicani contro Franco, comincia a produrre scritti antifascisti che lo avvicinano alle brigate comuniste clandestine.
Il passaggio culturale, intanto, è breve: da Solaria, alle frequentazioni delle "Giubbe Rosse" o della casa di Drusilla Tanzi - la "Mosca", futura compagna di Montale, l'ingresso nell'èlite della cultura italiana è sancito. Un suo figlio sarà tenuto a battesimo proprio dal poeta e amico Eugenio Montale. Dal Bargello a Solaria, dove nel 1933 pubblica (ma a puntate) Il garofano rosso.  Un anno dopo un'intossicazione da piombo gli costa la rinuncia al lavoro di correttore di bozze. La sua firma è accostata al Politecnico, a l'Unità, ma soprattutto ai grandi romanzi: Conversazione in Sicilia (1941), avventuroso viaggio di ritorno in un clima onirico di un protagonista indefinito  - tale Silvestro - che torna nella sua terra natìa, Uomini e no (1945) riconosciuto come il primo romanzo ufficiale della Resistenza, Il garofano rosso (unificato nel 1948), romanzo di formazione con tanti cenni autobiografici anche relativi alla coscienza politica. Nel 1959 è l'accostamento ad un altro mostro sacro della letteratura italiana, quell'Italo Calvino che lo affianca nell'avventura letteraria - sostenuta da Einaudi - del Menabò, termine indicante un progetto grafico, una bozza, da modificare e completare. Nel 1966 un cancro allo stomaco mette fine alla sua vita, nella sua casa milanese di viale Gorizia. La lunga malattia lo stronca senz'altro troppo presto, ma l'insegnamento lasciato all'Italia non è comunque indifferente. "La nostra paura del peggio è più forte del nostro desiderio del meglio": così diceva Vittorini, interpretando quelle sensazioni un pò inconsce e un pò inquietanti che attraversano l'uomo e la sua essenza. E così quello scrittore che se avesse avuto i soldi e i mezzi per viaggiare non avrebbe scritto neanche "un rigo" diventa il compagno che senza paura prende per mano il lettore e lo porta nei viaggi del suo mondo letterario, un pò fantastico e un pò realistico, un pò sognante e un pò irriverente, proprio come la sua personalità (e la sua poetica). Dagli astratti furori allo sforzo di verità, in un viaggio coerente e veloce a bordo del treno della produzione poetica vittoriniana.

Quel treno si è fermato nel 1966, ma continua a camminare e fare avanti e indietro con le continue ristampe delle sue opere. L'immagine della ferrovia che è veicolo positivo della voglia di fuga, di conoscenza, di amore e di pulsioni che ha caratterizzato l'esistenza di Elio Vittorini è solo una delle tante istantanee di vita regalate al lettore. "È difficile associare l'idea della morte - e fino a ieri quella della malattia - alla figura di Vittorini. Le immagini della negatività esistenziale, fondamentali per tanta parte della letteratura contemporanea, non erano le sue: Elio era sempre alla ricerca di nuove immagini di vita. E sapeva suscitarle negli altri". Parola di Italo Calvino in riferimento a Elio Vittorini: basta così.

Rocco Della Corte