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sabato 19 dicembre 2015

IV Domenica T.A. – C: "Innamorarsi di una Donna" a cura di Don Gaetano Zaralli

Lc 1, 39-48


TESTO
In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell'adempimento di ciò che il Signore le ha detto».
Allora Maria disse:
“L'anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l'umiltà della sua serva.
D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata…”

 

COMMENTO

“Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa…”

Inizia un’avventura che di storico propriamente detto non ha nulla, forse per questo le immagini e le parole che costruiscono il racconto di Luca hanno da subito il fascino del mistero. E’ istintiva, infatti, la domanda che un lettore qualsiasi si pone, dinanzi alla giovinetta che affronta un viaggio faticoso e rischioso: “Ma da dove le venne tanto coraggio?”. Quello di Maria è un camminare in fretta verso la montagna. La fretta di presentarsi al mondo come portatrice del Salvatore, verso la montagna che nel linguaggio biblico è il luogo dove Dio si manifesta. 

Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: “Benedetta tu…”.
In Oriente la gioia portava facilmente al canto e all’improvvisazione poetica. Anche tra i semiti odierni non di rado la donna diventa declamatrice davanti a gioie e a dolori grandi. Nessuna meraviglia perciò, se l’Evangelista va a cercare presso i testi sacri nel repertorio già esistente i versi giusti da calare con arte nella circostanza che sta descrivendo. Lasciamo agli studiosi il compito delle attribuzioni poetiche e godiamo del respiro ampio che il testo ci provoca fino a farci sentire il sussulto intimo di qualcosa che accade in modo meraviglioso anche dentro di noi. Quel “qualcosa”  chi lo chiama fede, chi preferisce intenderlo come atto d’amore. Due mondi imperscrutabili che insieme, comunque, stringono le membra in un abbraccio fiducioso…

Allora Maria disse: “L`anima mia magnifica il Signore… perché ha guardato l`umiltà della sua serva.”.
Ho inserito nel computer il CD dove Mina canta il “Magnificat”
e mi lascio condurre dalla voce resa più calda dal tempo e più profonda dagli anni di vita. Fa un certo effetto immaginare la donna giovane, padrona assoluta un tempo degli schermi televisivi, e sentirla cantare, oggi, con le stesse parole del Vangelo. Se nell’abilità canora e nelle prestanze fisiche si può diventare icona sempre viva per chi sa apprezzare quelle qualità, nel segreto dell’anima diventa umile creatura, chi sa oltrepassare i confini banali di un successo…

L’idea che un Dio possa innamorarsi dell’umiltà di una donna mi imbarazza e mi costringe a guardarmi allo specchio come se, non Dio, ma quella Donna potesse a sua volta innamorarsi di me.  Mi guardo allo specchio e la superbia infrange l’immagine del prete che vuole apparire santo, senza esserlo. “Magnificat anima mea…” continua a cantare Mina  e mi perdo tra le note, trattenendo il respiro. Per favore lasciatemi tranquillo per un attimo!… La rozzezza degli antagonismi si scioglie, la stupida voglia di prevalere sull’altro svanisce, L’essenzialità delle cose diventa preghiera.