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lunedì 7 dicembre 2015

Franco Di Mare e il suo romanzo “Il teorema del babà” fanno visita al Tognazzi

Il Teatro Tognazzi di Velletri, una realtà ormai consolidata dei Castelli Romani, ha avuto il piacere di ospitare il giornalista e scrittore Franco Di Mare, per la presentazione del suo nuovo romanzo “Il teorema del babà”.


 Oltre al noto personaggio, ad intrattenere il pubblico, presentatosi numeroso per l’occasione, è intervenuta Ottavia Lavino, Direttrice del mensile “Non solo rosa” e promotrice dell’evento, l’Assessore all’ambiente e alle politiche giovanili Luca Masi, l’Assessore alla cultura Ilaria Usai, il Direttore del teatro Roberto Becchimanzi e una raffinatissima penna del nostro territorio, lo scrittore e poeta Aurelio Picca. Ad aprire il pomeriggio è stata Ottavia Lavino ringraziando in primis tutti i presenti e rimarcando il fermento culturale che sta rinascendo in città, poi, ovviamente, gli ospiti ed in seguito la Mondadori, la Banca Popolare del Lazio per lo sponsor e il negozio Très Chic per gli addobbi.

Prima di entrare nel vivo dell’incontro Ilaria Usai, dopo aver ringraziato Roberto Becchimanzi per la grande disponibilità e Ottavia Lavino per l’organizzazione, ci ha tenuto a ribadire che il numero dei partecipanti, che erano davvero molti, dimostra l’importanza che ha la cultura e quanto la gente necessiti di quest’ultima.
Ha preso in seguito la parola Luca Masi, che, dopo aver ricordato con un applauso Luca De Filippo, venuto a mancare pochi giorni fa, ha introdotto il romanzo di Franco Di Mare. Masi ha spiegato che il libro, ambientato a Bauci, un piccolissimo paesino della Costiera Amalfitana, parla senz’altro della cucina, ma soprattutto della paura nei confronti del cambiamento. C’è in scena uno scontro tra il provincialismo e la finzione tipica della tv. Il protagonista, Procolo, titolare del miglior ristorante di Bauci, sente minacciato il suo mestiere, la sua arte e la sua tradizione a seguito dell’apertura di un nuovo ristorante, capitanato dallo chef pluristellato, Jacopo Taddei, proprio vicino al suo. Procolo quindi, cuoco tradizionale, sempre alla ricerca di antiche ricette e degli ingredienti più genuini, si sente disorientato dalla concorrenza del paladino della cucina molecolare, messo in discussione dal principe della mondanità in tv. Procolo inizierà a non essere più se stesso, avrà difficoltà a comunicare con il mondo esterno e riemergerà da questa situazione solo con l’aiuto di sua moglie, la bellissima e sensuale Rosa, che saprà come fare per farlo tornare a ragionare con lucidità.
Oltre ai due cuochi e a Rosa altri saranno i personaggi, tutti molto attuali ed irresistibili. Dopo l’introduzione dell’Assessore Masi, ha preso la parola l’ospite d’onore, ovvero il brillante Franco Di Mare. Lo scrittore si è soffermato dapprima sul titolo del suo romanzo. “Il teorema del babà” sta come metafora di una relazione coniugale: il babà è come l’amore; è semplice da fare, ci vogliono pochi ingredienti, ma basta poco per far saltare tutto: il babà viene cattivo e le relazioni coniugali finiscono se mancano le attenzioni, il rispetto e soprattutto la passione. Senza questi ingredienti ciò che sembra così semplice si complica. Nel matrimonio tentiamo di sottovalutare le cose che non ci convincono, e questo non è un bene: la relazione, come un babà, lievita male” queste le parole dello scrittore che poi sorridendo ha aggiunto: “Fate le cose secondo tradizione che forse, e dico forse, escono bene”! Di Mare ha affermato che nel suo romanzo, “nello scontro tra tradizione ed innovazione non c’è un vero vincitore; ha aggiunto che la cucina tradizionale può essere cucina in lenta evoluzione e che i cuochi d’innovazione sono i pionieri che cambiano il destino di tutti gli altri, nella cucina, così come in tutti gli altri ambiti”. Poi ha dichiarato che “l’utilizzo della chimica nelle trasformazioni della cucina c’è anche nelle relazioni umane”; infatti in tutto il libro la cucina è vista come metafora dell’amore e più in generale dei rapporti tra individui.
Verso il finale della presentazione, Di Mare ha ammesso di propendere leggermente verso la cucina tradizionale, così come il protagonista del suo romanzo; e ha spiegato che questo è dovuto alla sua infanzia, perché “tutti noi siamo il nostro passato, la nostra infanzia”. Egli ha raccontato di provenire da una famiglia di ostricai, dai quali ha imparato il rispetto e l’amore per le materie prima, la magia della trasformazione dei prodotti in altre cose, come le sue tanto amate caramelle d’orzo. Lo scrittore ha poi puntualizzato :
Amore per la cucina non significa abbuffarsi, né fare una cucina da ricchi, ma fare una cucina seria, che segua delle regole ferree, delle regole che sono anche di vita. Quando ero piccolo, dice, si stava a tavola a pranzo e a cena, guai ad alzarsi: le regole che si seguivano in cucina regolavano il ritmo della vita e delle relazioni umane”. Di Mario ha poi aggiunto, che in questo come in tutti i suoi libri, le donne hanno sempre un ruolo chiave, significativo e questo perché le figure femminili hanno avuto grande importanza nella sua vita. Egli dice : “ Le donne sono delle figure meravigliose: lo sono state mia mamma, mia nonna e mia zia per la mia infanzia, così come lo sono state le donne incontrate nelle aree di guerra dove sono stato. Le donne, mentre gli uomini distruggono, si accollano sempre il peso della ricostruzione; in loro c’è sempre cambiamento e speranza”. A concludere l’evento è stato l’intervento di Aurelio Picca, fiore all’occhiello dei poeti e degli scrittori del territorio, il quale ha dichiarato il grande feeling e l’immensa stima che nutre nei confronti di Franco Di Mare. Picca ha sottolineato la grandissima qualità del libro che trattando di amore, cucina e passione risulta essere empatico, sensoriale e sensuale. “La scrittura è semplice, aggiunge Picca, ma rivela una tecnica tipica di uno scrittore solido, capace di strategie, astuzie e meccanismi letterari. Il romanzo si pone nei confronti del lettore con un’innata naturalezza; tra i due c’è un incontro paragonabile ad un passo di tango, ad un rapporto d’amore”. Nel ribadire poi, che Franco Di Mare è uno scrittore di razza, uno di quelli che ha visto molte cose del mondo,
Picca azzarda un parallelo tra “L’ultimo fantasma della moda” e “Il teorema del babà” che potrebbe, a detta del poeta, essere l’ultimo fantasma della cucina; paragonando così Franco Di Mare al grande Domenico Rea. Il pubblico in sala si è mostrato entusiasta per il romanzo e per le parole dello scrittore, partecipando attivamente con applausi, interessanti interventi e soprattutto con l’acquisto del romanzo che Di Mare ha gentilmente autografato a chiunque volesse. “La teoria del babà” con i suoi temi oltremodo attuali, i suoi protagonisti geniali, le sue ricette, i suoi elementi tipici della tradizione napoletana, la sua ironia e la sua semplicità, ha tutte le carte in regola per essere definito un’eccellente opera, quindi non si può che augurare una buona lettura!


Giorgia Rossetti