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sabato 5 dicembre 2015

Calcio, Carpanzano: "Il calcio giovanile stenta a decollare, ed è un mondo senza riconoscenza"

Dopo aver lavorato con le principali società calcistiche cittadine, il professor Pietro Carpanzano ha temporaneamente preso un anno sabbatico per ri-ossigenarsi in attesa di nuovi progetti. Nell'intervista rilasciata ai giornali locali, compresa la nostra testata, ha parlato del momento del calcio dilettantistico.

Ecco cosa ha dichiarato Carpanzano alla stampa locale.

"Quest'anno - ha esordito - mi sono concesso un anno sabbatico, per motivi di studio, per sostenere un importante corso con relativi esami, per la mia professione d'insegnante, tutto questo grazie a Renzi e alla sua buona scuola". Parentesi universitaria a parte, però, nelle ultime stagioni è stato sul campo sia a Velletri che ad Artena: "Ho concluso due cicli triennali, didatticamente direi positivi, sia allo Sporting sia ad Artena con l'atletico Maurizi". Nella sua frase però è specificato solo 'didatticamente' e viene spontaneo chiedere il perchè: "Il mio ruolo - ha precisato Carpanzano - è stato quello di guidare, coordinare, organizzare il lavoro tecnico, cosa che penso di aver gestito nel migliore dei modi in entrambe le società, anche se qui a Velletri è molto difficile lavorare, infatti ho avuto problemi con la società. Invece alla Maurizi ci siamo lasciati amichevolmente ed inoltre hanno onorato con molta serietà, i loro impegni". Una storia nota, questa, in un periodo di comunicati stampa che da Velletri, a Lariano, a Formia stanno inondando le Redazioni e mettono in piazza difficoltà economiche e difficoltà gestionali. Carpanzano parla di divergenze con la società e problemi con il presidente: "inizialmente avevo stima, stima poi trasformata, nel corso del tempo, in piena sfiducia e delusione. Non mi riferisco solo al fatto di non aver ricevuto gli ultimi rimborsi, ma anche al fatto che nonostante tutto, questa estate il Presidente ha preteso il pagamento del centro estivo per mio figlio, assumendo una posizione che ho giudicato inaccettabile e molto sgradevole, quindi come sarebbe stato possibile continuare?" Tuttavia è noto che nel calcio gli ultimi stipendi non vengono corrisposti, poi soprattutto con questa crisi. Carpanzano lo sa, ma risponde a queste casistiche con il rispetto per il lavoro altrui, parlando di rassicurazioni e temporeggiamenti poi sfociati nel nulla. "Il problema non è solo economico - precisa l'ex responsabile di Sporting e Atletico Maurizi - avrei avuto motivo di aspettarmi ben altro trattamento dopo aver contribuito per tre anni alla nascita verticale di un settore giovanile di discreto livello, ma il calcio è così senza riconoscenza. Quanto al Presidente, posso solo aggiungere che si occupa di ben altro e con il calcio ha un rapporto particolare. Io ho speso nel settore trent’anni della mia vita, per me è una cosa seria". 

Ritornando al calcio giovanile, secondo Carpanzano stenta a decollare per vari motivi: la scarsa densità di centri in cui si svolgono le attività motorie di base, la mancanza di competenza, le esigenze distorte dei genitori che si sentono in diritto di dispensare consigli solo perchè pagano una retta: "Il tecnico bravo va retribuito, quindi spendere per i bambini e non per i grandi: se un istruttore percepisce 100 euro al mese, di certo varrà ( eccetto l'1% che lo fa per pura passione) quello che prende. Non capisco perché la stragrande maggioranza delle società mettano nei settori calcistici di base il ragazzotto che deve imparare, quando invece serve un istruttore competente preparato dal punto di vista psicopedagogico e motorio. Penso che sia questo il motivo principale. Anche il rapporto bimbi istruttori deve cambiare massimo 1 a 7/8. Anche gli ausili didattici sono fondamentali, occorre smettere di usare il materiale di scarto dei settori agonistici. Termino citando un articolo della Gazzetta dello Sport sui settori giovanili 'In Italia si vuole sempre vincere, gli allenatori sono spesso sottopagati e vogliono fare carriera con i risultati'. Così nessuno pensa alla crescita dei giocatori". Dichiarazioni molto nette, dunque, che lanciano un monito di riflessione ai lettori e agli sportivi, poichè spaziano in problematiche proprie di quasi ogni società dilettantistica. Il calcio un tempo rappresentava una passione prima di ogni altra cosa, mentre adesso le difficoltà gestionali dovuti alla crisi portano sempre più a situazioni che con il calcio non hanno niente a che vedere. E tornano alla mente i comunicati stampa sempre più frequenti di giocatori, tecnici, dirigenti.