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mercoledì 9 dicembre 2015

Alberto Angela, la voce della cultura: cronaca ed emozioni di un incontro in Libreria

A vedere la folla numerosa che si assiepa, con largo anticipo, attorno al palco di quello che una volta era un vecchio cinema potrebbe sembrare che uno dei divi irraggiungibili sia arrivato sulla terra, pronto a diffondere un po’ della sua aurea semi-divina tra i mortali presenti.


 Il tempo però passa, la scena rimane vuota, comincia a balenare d’un tratto l’idea che non si presenti e si crea un mormorio soffuso nella sala. Ogni tanto uno dei responsabili viene a rassicurare che si tratta di un lieve ritardo, ma corrono fugaci i minuti, la gente aumenta, l’aria comincia a mancare.

Quando ecco che di colpo entra sorridente, con quel volto diventato ormai così familiare, l’uomo tanto atteso: Alberto Angela, pronto a presentare il suo ultimo libro e a rimanere seduto per ore a firmare autografi in una libreria romana. Allora il silenzio si crea senza alcuna richiesta e il clima si distende, permettendo a quella voce di creare ancora una volta l’incanto che in un istante, liberi dai pensieri, ci porta a due millenni fa, al tempo in cui l’apostolo Pietro veniva martirizzato e seppellito in uno dei tanti cimiteri fuori le mura. L’argomento, i segreti e le meraviglie di San Pietro, è senza dubbio militante visto l’ormai incipiente Giubileo, ma lo sguardo affinato di un professionista come Angela è volto a far rientrare l’aspetto sacro che permea il luogo simbolo della cristianità nel più ampio contesto culturale, tentando di abbracciare, con uno sforzo titanico, i venti secoli che hanno fatto diventare questa basilica il compendio dei più alti prodotti a livello artistico, architettonico, storico e religioso del mondo occidentale.
Non c’è dubbio che Alberto Angela, come già suo padre, sia un perfetto comunicatore, pronto a rendere anche il concetto più lontano e astratto vivo, presente, estremamente attuale. È il possessore di quella sprezzatura, l’arte di saper nascondere l’arte in maniera naturale, che nel Cinquecento ricercava nel perfetto cortigiano, un vero e proprio mediatore culturale del tempo, Baldassare Castiglione. Le sue parole, anche quando parlano di eventi ormai lontani, hanno la forza di far rivivere i contesti, le persone, l’atmosfera che si respirava: così, anche se non ci fossero state le immagini ad accompagnare la narrazione, la mente degli ascoltatori si àncora a vissuti reali, a dettagli pressoché dimenticati e alla bellezza, pulsante in ogni minimo frammento di questa storia. Un esempio dell’insorgere urgente delle piccole storie all’interno della più ricordata Storia è rappresentato dall’obelisco egizio che si trova al centro di piazza San Pietro, lo stesso che adornava il circo di Nerone, il quale sembra essere stato il silenzioso complice di tutto il racconto e la testimonianza che anche gli oggetti, per natura inanimati, possano avere una sensibilità. L’evidenza, invece, risulta trasparente nel momento in cui le due cupole di San Pietro, una interna e una esterna a sua protezione, sono paragonate ai Dioscuri Castore e Polluce, i fratelli che nella mitologia si alternavano nell’oltretomba per fuggire la mortalità.
L’ora trascorre fluente, senza che trapeli all’esterno un qualche sentore di arroganza, di adombrata superiorità da parte di un personaggio divenuto quasi l’uomo di cultura per antonomasia. Tra i tanti segreti di cui si discorre durante la presentazione viene così anche svelato il mistero di un così grande successo, meritato e sempre più crescente. Sono di qualche settimana fa, infatti, gli indici del gradimento dei programmi Rai che mostrano la presenza in vetta del programma “Ulisse, il piacere della scoperta” e al secondo posto “Passaggio a Nord-Ovest”.
Un monopolio blindato e difficile da sovvertire quello di Angela, in grado di dimostrare anche ai più increduli che trasmettere la cultura in un paese come l’Italia, dove chi se ne occupa è destinato prima o poi a ricevere una qualche occhiata di compatimento, è possibile. Forse il mito di una personalità che riesca a trasmettere emozioni, idee, conoscenze non è stato mai più reale di adesso. Non si tratta di un essere trascendente, ma è umano, troppo umano, con quel misto di simpatia e affabilità che lo rendono e lo renderanno il punto di riferimento di tante generazioni, tutte divenute senza tempo o età quando la Cultura parla per la bocca di Alberto Angela.

Valentina Leone